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Cultura d’impresa e motivazione

Ogni impresa vive per raggiungere obiettivi. è parte integrante di un mondo, là fuori: mercati, contesto socio-economico, norme, altro ancora.

Ha una mission, il perché essa esiste. Ha ben distinta l’immagine del futuro che vuole crearsi, la propria vision. Ne discendono strategia e risultati da perseguire.

L’impresa è un sistema complesso, costituito da molti fattori in continua interrelazione tra loro, in equilibrio dinamico: processi, tecnologie, strutture, sistemi produttivi, sistemi informativi, e via dicendo. è la componente quantitativa dell’impresa, ci piace chiamarla “hard”. Ciascun elemento alimenta il tutto e a sua volta ne è alimentato, in una visione olistica. Coerenza e integrazione. Un sistema efficace e efficiente, funzionale alla strategia e agli obiettivi.

Tutto è tenuto in piedi e alimentato dalla cultura che permea l’impresa, riportando a fattor comune gli elementi che le permettono di funzionare.

La cultura d’impresa è il sistema nervoso, il tessuto connettivo che tiene assieme tutto. I valori comuni vissuti ogni giorno, i significati condivisi. L’identità affermata che rende unica l’impresa rispetto alle altre. Tutto questo permea comportamenti e ciò che si vede, si “tocca” dentro l’impresa.

Semplificando: ogni impresa ha dei valori che integrano la propria cultura e caratterizzano il suo essere nel mercato e sfidare i concorrenti, il suo modo di porsi verso clienti e dipendenti.

È la componente qualitativa, la chiamiamo “soft”: certo più difficile da afferrare ma altrettanto importante per il successo. Non inizia e finisce infatti tutto con il “prodotto” e la “tecnica” che gli gira attorno per produrlo, venderlo e contabilizzarlo.

La persona dentro l’impresa coglie e vive nel quotidiano quella componente, fino a sentirsene parte, coniugando i propri valori con essa.

Nell’impresa virtuosa, le due componenti quantitativa e qualitativa devono essere in coerente equilibrio. Così si crea valore, perché si favorisce l’allineamento delle persone con il futuro “da fare”.

Ma chi fa sì che tutto questo si realizzi? Le scelte imprenditoriali e manageriali. Ma tali scelte, chi le fa e poi chi le attua? Chi muove tutte le leve a disposizione dell’impresa? Le persone, ad ogni livello.

Le persone sono il motore, il nucleo profondo di ogni impresa. Rendono possibile il successo di ogni organizzazione. Ciascuna nel proprio ruolo, con la propria responsabilità e con le proprie competenze.

Le persone non sono pezzi di ferro che si possono maneggiare a piacimento, ma sono elementi vitali dell’organizzazione. Devono sentirsi parte di essa, della sua identità, della sua esistenza quotidiana. Curare le persone rende il contesto coinvolgente sotto il profilo professionale, emozionale e relazionale, motivando ciascuno verso comportamenti organizzativi costruttivi, sostenendone l’impegno personale. Questo mantiene e rafforza il tessuto culturale e valoriale da esse condiviso.

Ogni organizzazione deve dunque coinvolgere le persone e sintonizzarsi con esse. Non significa fare concessioni ad oltranza, essere buonisti a senso unico. Al contrario, significa anzitutto richiamare ciascuno alla responsabilità del proprio ruolo.

Vi sono manager che preferiscono invece operare solo sulla componente “hard”, magari con uno stile di leadership autoritario e accentratore. Considerano tutto il resto come inutile orpello da idealisti. Si considerano le persone come semplici risorse, nulla di diverso da quelle economiche, dalle materie prime o dal tempo. Non un investimento ma un costo. Il tallone di ferro può ripagare coi risultati, ma solo nel breve periodo, perché dentro l’organizzazione le persone obbediscono alla paura per tutelare la propria sopravvivenza anzitutto economica.

A nostro avviso, sono errori, configurati talvolta come veri e propri bias, che portano ad un progressivo deterioramento del senso di collettività e ad un aumento inesorabile di quelli che aspettano solo la fine del mese per percepire lo stipendio, senza mettere entusiasmo in ciò che fanno e ottenendo risultati inferiori rispetto alle aspettative. Alla lunga, il tessuto connettivo, l’identità rassicurante fatta di significati condivisi, sentiti e vissuti da tutti, si deprime e si sfalda, e i risultati mancheranno.

L’equilibrato benessere degli individui invece (la scoperta e riabilitazione del desiderio di contribuire, al di là del legittimo bisogno di avere lo stipendio) contribuisce all’efficacia e all’efficienza organizzativa e alla produttività. Contare su una collettività consapevole e partecipe assume precipua valenza in ogni azienda, qualunque sia la dimensione. Diviene un corpo unico identitario e motivato, e non una mera sommatoria di persone, ciascuna sospinta solo dal proprio utile particolare. A maggior ragione ciò è necessario in tempi di cambiamenti epocali e di turbolente trasformazioni digitali.

Perché, alla fine, le persone, a differenza delle altre risorse, hanno un’anima e un cuore oltre alla mente. Sorridono o piangono, valutano, giudicano. Ricordano.

In Sand-Up siamo fortemente convinti della visione sistemica dell’impresa e della assoluta centralità delle persone. Per questo, il nostro impegno è rivolto a rilevare e sviluppare il livello della loro motivazione dentro ogni organizzazione.  

Nel corso degli anni, ci siamo imbattuti spesso in aziende dove i collaboratori non vedono l’ora andarsene a casa, o “scaricano il barile” delle proprie responsabilità, o “sbuffano” parlando sempre male di tutti.

Occorre gestire queste criticità in modo specifico. Non è debolezza occuparsi di relazioni interpersonali, di emozioni, di sentimenti, degli aspetti insomma più immateriali che muovono l’organizzazione. Il culto della inflessibile razionalità materialistica spesso lo ritiene tale: ma, ribadiamo, è una visione riduttiva. Non curando questi fattori, si genera un clima freddo, scarsamente collaborativo o addirittura conflittuale.

Siamo convintissimi di quanto ricerche e studi scientifici di tutto il mondo hanno dimostrato: in ogni impresa, tutto questo causa demotivazione e fa funzionare male l’organizzazione e alla fine questo davvero sì ha un costo. Curare invece motivazione e benessere genera, tra gli altri effetti, un’utilità economica. Certo, ci vuole tempo, abbiamo a che fare con esseri umani. D’altronde, quanto occorre perché un seme si trasformi in pianta?

Come essere dunque agenti del cambiamento nella motivazione delle persone? Prima verificandone il livello dentro l’organizzazione. Poi intervenendo secondo un preciso orientamento.

Sand Up si sviluppa dall’intreccio del comportamentismo con le teorie della Sand Therapy di Dora Kalff. Fornisce risposta alla semplice domanda: quanto le persone dentro l’impresa si sentono motivate? Mette assieme e usa più strumenti di indagine in un percorso prestabilito flessibile ma definito. Un elemento qualificante e innovativo è far rappresentare alle persone la propria motivazione attraverso la costruzione della metafora di come sentono e vivono l’organizzazione alla quale appartengono: danno espressione al pensiero creativo, utilizzando le mani e la sabbia. Creano letteralmente un mondo che corrisponde alla loro immagine interna dell’organizzazione e così facendo, attraverso il gioco libero e creativo, la cambiano. Da dentro.

Combinando la metafora con altri approfondimenti, Sand-Up interpreta e misura la febbre all’organizzazione e le indica la road map per migliorare la motivazione delle sue persone. Ne aiuta il successo.

Il cambiamento organizzativo viene realizzato dalle persone. Non sono per fortuna ancora macchine alle quali basti riprogrammare gli algoritmi di funzionamento. Le persone vanno rese partecipi, vanno coinvolte, con equilibrio ed equità, senza permissivismi.

Parafrasando J. Withmore “se trattate le persone come asini, non potranno che svolgere il lavoro come asini”.

Il Team di Sand Up