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Economia digitale e finanziamenti europei

In un contesto economico globale in sofferenza, bisogna considerare che l’economia digitalesta crescendo sette volte di più rispetto agli altri settori. Tale crescita è tuttavia frenata da politiche disomogenee e da una diffusione a macchia di leopardo di servizi e strumenti per la società dell’informazione.

Per quanto riguarda la situazione in Italia, anche se il 64% della popolazione usa Internet, ci sono ancora oltre 18 milioni di persone che non lo hanno mai usato.

L’economia digitale può rappresentare pertanto una grande opportunità, se i cittadini, le imprese e la Pubblica Amministrazione saranno pronti a riconoscerla e a sfruttarla.

Si prevede infatti che il numero di posizioni lavorative in Europa che richiederanno competenze specialistiche di tipo informatico aumenterà di 16 milioni entro il 2020.

Già attualmente il 90% dei posti di lavoro richiede conoscenze informatiche di base. Si stima inoltre che la metà della crescita produttiva derivi da investimenti nell’ICT e che un aumento del 10% dell’utilizzo di Internet per attività di business potrà portare a un aumento del prodotto interno lordo (PIL) dell’1,5%.

L’Unione Europea ha lanciato l’Agenda Digitale Europea (ADE) a maggio del 2010 con l’obiettivo principale di potenziare l’economia dell’Unione andando a creare benefici economici e sociali derivanti da un mercato digitale unico.

L’ADE è una delle sette iniziative faro della strategia Europa 2020 e fissa obiettivi per la crescita nell’Unione europea da raggiungere sfruttando al meglio il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso.

Ogni Stato membro si è impegnato a recepire l’Agenda Digitale Europea, sia a livello nazionale che regionale, nel proprio ordinamento.

A marzo 2015 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha approvato la Strategia per la Crescita digitale, strumento essenziale per perseguire gli obiettivi di crescita, occupazione, qualità della vita e partecipazione democratica nel paese.

La Strategia nazionale identifica gli interventi prioritari per la crescita digitale del Paese, mentre le regioni, a loro volta, definiscono le strategie regionali per lo sviluppo delle TIC (Tecnologie dell’Informazione de della Comunicazione) in maniera sinergica con il livello europeo e nazionale e coordinata tra i vari soggetti coinvolti nel sistema, garantendo il pieno presidio del contesto territoriale, delle iniziative in essere o potenziali, delle buone pratiche, dei finanziamenti disponibili e delle nuove opportunità di finanziamento. Tutto ciò al fine di poter definire un’Agenda Digitale Regionale che miri a sostenere un processo ampio di innovazione e di crescita della competitività della regione, agendo per rimuovere le attuali criticità e sostenere una crescita intelligente, inclusiva e sostenibile del territorio attraverso le tecnologie digitali.


L’Agenda Digitale Italiana e i Piani nazionali per lo sviluppo digitale

In coerenza con gli obiettivi e le azioni tracciate a livello europeo, l’Italia ha elaborato una propria strategia nazionale, individuando le priorità e le modalità di intervento, nonché le azioni da compiere e da misurare sulla base di indicatori, in linea con gli scoreboard individuati dall’Agenda Digitale Europea.

L’Agenda Digitale Italiana rappresenta, quindi, l’insieme di azioni e norme per lo sviluppo nazionale delle tecnologie digitali e di rete, dell’innovazione sociale e dell’economia digitale. L’ADI individua i seguenti ambiti prioritari d’intervento:

– Infrastrutture e architetture: il Piano strategico banda ultralarga è uno degli assi portanti della strategia per l’agenda digitale, in sinergia con il Sistema Pubblico di Connettività;

– Pubblica Amministrazione: per promuovere le tecnologie digitali a supporto della PA, con azioni mirate a stimolare l’innovazione e a favorire lo sviluppo di un sistema economico sociale incentrato sulla diffusione delle nuove tecnologie;

– Open data: il Governo persegue le politiche di open data, anche nell’ambito della Open Government Partnership, promuovendo la cultura della trasparenza nella PA;

– Competenze digitali: per promuovere la diffusione di competenze digitali per imprese, cittadini e PA anche mediante intese con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione e il Formez PA;

– Città e comunità intelligenti: per costruire un nuovo genere di bene comune, infrastrutture tecnologiche e immateriali che mettano in comunicazione persone e oggetti, integrando informazioni e generando intelligenza, producendo inclusione e migliorando la vita del cittadino ed il business per le imprese, anche attraverso azioni di promozione della social innovation;

– Progetti e programmi internazionali: per partecipare attivamente all’attuazione dei programmi quadro di riferimento promossi dalla Commissione Europea, tra cui Horizon 2020 e il programma per la competitività e l’innovazione CIP – ICT PSP e promuovere partenariati e accordi di cooperazione sia a livello europeo che internazionale;

– Innovazione del mercato: per promuovere la definizione e lo sviluppo di grandi progetti strategici di ricerca e innovazione connessi alla realizzazione dell’Agenda Digitale Italiana. La ricerca di tipo demand driven rappresenta un cardine degli obiettivi di innovazione italiani.


Il ruolo delle Regioni

Le Regioni rappresentano un attore fondamentale nella programmazione e attuazione degli obiettivi delle agende digitali europea e nazionale, in ottica di complementarità e sussidiarietà tra il livello nazionale e quello locale e mettendo in campo azioni di collaborazione interregionale.

Il documento più recente “Agire le agende digitali per la crescita, nella programmazione 2014-2020” (approvato dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome il 5 agosto 2014, che fa seguito al “Contributo delle Regioni per un’Agenda Digitale a servizio della crescita del Paese”) sottolinea come l’Agenda Digitale non debba essere interpretata come documento programmatico di settore, né come un documento di indirizzo, ma si configuri piuttosto come una vera e propria leva di cambiamento strutturale in grado di portare a una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva del Paese, in linea con la strategia Europa 2020.


Economia digitale e nuove professioni

Dal punto di vista del supporto allo sviluppo di nuove professioni, sono state avviate, sia a livello nazionale che regionale, numerose azioni di potenziamento, relativamente ai temi ICT, dei percorsi di Istruzione Universitaria e Tecnica Superiore, rafforzandone l’integrazione con i fabbisogni espressi dal tessuto produttivo e gli interventi volti all’accrescimento delle competenze ICT della forza lavoro.

Tali azioni trovano attuazione soprattutto nei Programmi operativi regionali del Fondo Sociale Europeo 2014-2020 (FSE).


Sostegno agli investimenti delle imprese nell’innovazione

La promozione delle imprese passa anche attraverso la realizzazione di servizi per l’innovazione e il sostegno alle start-up innovative.

I fondi strutturali, europei, attraverso i programmi POR FESR e POR FEASR, costituiscono una possibilità concreta di sostegno alle imprese. L’innovazione tecnologica e digitale, unitamente alla formazione, sta alla base della competitività e del loro potenziale di sviluppo.

Le azioni per il potenziamento dei percorsi di istruzione e formazione superiore e di alta formazione, a livello regionale, sono prevalentemente finanziate dal programma POR-FSE e costituiscono un canale di finanziamento indiretto capace di soddisfare i fabbisogni espressi dal tessuto produttivo.

Altre fonti di finanziamento indirette e di contesto riguardano ancora lo sviluppo delle infrastrutture a banda larga e ultra-larga finanziate con fondi extra POR FESR e POR FEASR (es.: piani operativi regionali e strategia regionale di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente nelle varie regioni italiane).


Maria Cristina Demo

AEG Corporation


MAG Numero speciale, gennaio-febbraio 2020